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ARTISTI CONTEMPORANEI A MARCELLO DUDOVICH CONTEMPORARY ARTISTS MARCELLO DUDOVICH
LIVIO APOLLONI Caricaturista, cartellonista, pittore nonché giornalista, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Genova. Iniziò nel 1923 a Roma realizzando delle vignette sul periodico “Serenissimo”. Collaborò con numerose riviste quali “Il Pasquino”, “Il Tifone”, “Il Caffè”, “Il Dramma”, “La Lettura”, “Il Travaso”. Su commessa dell’Enit/Fs iniziò nel 1926 la campagna pubblicitaria per l’incremento turistico di Cattolica e della Riviera Romagnola, producendo numerosi manifesti ed opuscoli illustrativi di ottima ispirazione. Fu redattore della “Tribuna” dal 1930, direttore del “Travaso” dal 1943 al 1945 e negli ultimi anni cinquanta si adentrò in realizzazioni pittoriche insieme alla pubblicazione di libri sul folklore romano.
OSVALDO BALLERIO Studia e si diploma all’Accademia di Brera di Milano ed è rammentato come ottimo decoratore di diverse chiese della valle d’Intelvi. Fu un abile cartellonista e disegnatore di vignette umoristiche in bianco e nero. Realizzò e firmò numerose cartoline commemorative tra cui quella esemplare del 1904 stampata per la nascita di Umberto II di Savoia.
ACHILLE BELTRAME Dopo i primi studi a Vicenza, proseguì presso l’Accademia di Belle Arti di Milano con Giuseppe Bertini e vinse giovanissimo il premio Mylius con il dipinto “La Bicocca nel giorno seguente la battaglia di Novara” datato 1890. La sua smagliante attività di illustratore inizia nel 1896 in Montenegro, disegnando i costumi di Cettigne, con la quale lavorerà per circa cinquant’anni.
GINO BOCCASILE Illustratore, caricaturista e cartellonista con innata e spiccata propensione al disegno. Inizialmente autodidatta si trasferì poi a Milano nel 1925 dove trovò un primo concreto impiego nell’Agenzia Mauzan-Morzenti dove ideò e realizzo alcuni manifesti di buona caratura. Dopo brevi soggiorni a Parigi ed in Argentina, rientrò definitivamente a Milano svolgendo a partire dagli anni trenta, un’intensa attività di cartellonista e disegnatore per giornali satirici e riviste di moda. Nel 1937 e 1938 realizza la “Signorina Grandi Firme” per il settimanale diretto da Pitigrilli. Tra i manifesti che si ricordano maggiormente sono quelli propagandistici per la Repubblica di Salò.
LUIGI BOMPARD Trascorse a Bologna i primi anni di attività e nutriva simpatie per la grafica tedesca che trovava le sue espressioni nelle riviste “Jugend” e “Simplicissimus”. Fu un buon illustratore con ottimo polso come acquerellista. Il suo nominativo compare in numerosissime mostre tenute sia in Italia che all’estero in particolar modo a Parigi, dove acquisì l’influenza della cultura franco italiana che faceva capo a Boldini. Dopo gli anni dell’estero si trasferì definitivamente a Roma dove collaborò per l’illustrazione di numerosissime riviste italiane firmando eleganti disegni sul mondo sportivo ed elegante.
EMMA BONAZZI Diplomata a pieni voti nel 1913 in pittura classica presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, conquistando la medaglia del Ministero della Pubblica Istruzione. La sua capacità nel disegno e nelle tecniche pittoriche nonché nell’incisione, era supportata da un’autonomia artistica priva di influenze realiste e veriste che in quell’epoca dominavano l’ambiente. Le sue notevoli capacità erano accompagnate da una grintosa attività artistica che le fecero conseguire notevoli successi. Ottenne così il premio F.Francia, il Città di Stoccolma con una straordinaria Salomè, oltre al premio Ussi e il Curlandense. Nel 1914 aderì alla seconda secessione di Roma e nel 1919 partecipò all’esposizione della Società Amatori e Cultori. Nel 1921 la troviamo in lista nella prima biennale romana, mentre nel 1920 – 1922 partecipa alle Esposizioni Internazionali Veneziane ed alla “Fiorentina Primaverile”. Nel 1928 allestirà con successo il padiglione dell’I.S.I.A. alla mostra campionaria dei littoriali, illustrando il tema del ciclo lavorativo della seta. Fu nel frattempo nominata consulente artistica alla Perugina, creando per circa sedici anni bozzetti pubblicitari, confezioni ed oggetti regalo che contribuirono a consolidare l’immagine ed il marchio di questa azienda in tutta Europa. Informata sugli stimoli artistici europei segue con piacere la rivista inglese “The Studio” e la tedesca “Jugend” dalle quali ricava novità culturali per importarle nel suolo nazionale con varianti e trasformazioni pittoriche di suo gradimento. Ricordata come artista di raffinata immaginazione pittorica espressa con sofisticate tempere integrate da ricamo floreale su seta. La sua mano artistica si prestò a citazioni esotiche con aperture al bizantinismo favolistico, rivelando profondi intrecci con la secessione viennese di cui aveva assorbito anche impostazioni klimitiane. Si applicò con successo. La sua intensa attività grafica e cartellonistica è caratterizzata da un linguaggio pubblicitario con soggetti e raffigurazioni carichi di gioia vitalistica. I suoi fogli ed illustrazioni possiedono una particolare vena artistica priva di qualsiasi condizionamento pubblicitario. L’abilità dell’impalcato dei suoi manifesti, il dinamismo e le forme sinuose decorate da motivi ornamentali, danno una potenza espressiva all’immagine che fanno di lei un’autrice di caratura internazionale. Ricordiamo tra i suoi più celebri manifesti quello per l’acqua da tavola “Litiosina” e quello “Date Carta alla Croce Rossa” entrambi datati 1917, oltre al celeberrimo “Coppa del Re” (1921) ideato per il Gran Premio di Venezia per idrovolanti da velocità e da trasporto. Donna sensibile, raffinata ed estremamente colta, dotata di una non comune fantasia decorativa, allestirà mostre ed arredi per interni, progetterà oggetti e confezioni. Nel campo pubblicitario collaborò con la Baroni di Milano e con le Edizioni del Risveglio di Bologna. I suoi contatti più frequenti li ebbe con l’atelier Chappuis di Bologna che stampò magistralmente le sue creazioni grafiche miscelate tra il simbolismo tedesco e il Liberty floreale. . Terminerà la sua carriera nella stessa città che vide la sua nascita, il suo declinio fu inesorabile nonostante il florido periodo artistico dove tutte le pareti dovevano essere riempite di tele. Il giornale dell’Emilia scriverà un articolo invitando i lettori a devolvere un contributo in favore della Bonazzi caduta in povertà ed emarginata, appello che non verrà accolto dal pubblico, lasciando morire l’autrice in miseria.
ARNOLDO BONZAGNI Diplomato all’Accademia di Brera che iniziò nel 1906 sviluppando in particolare il disegno e la pittura nei modi e nelle applicazioni di Tallone. Fu amico di Boccioni e molto attento alla pittura di Previati senza però aderire al divisionismo o al futurismo. Fu abile pittore anche nell’applicazione di decorazioni ed affreschi. Nel 1913 tiene una rassegna di cartelloni satirici alla “Mostra della Caricatura” a Bergamo. Per un breve periodo di circa quindici mesi applicò le sue arti in suolo argentino collaborando col periodico umoristico “El Zorro” realizzando vignette con particolari soggetti satiro-politici e mondani. Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Milano realizzando collaborazioni con numerose riviste.
UMBERTO BRUNELLESCHI Nel 1900, anno dell’esposizione universale di Parigi, Umberto Brunelleschi arriva a Parigi con i propositi di applicare l’arte pittorica che aveva acquisito durante i suoi studi a Firenze e consolidare il suo talento ottenuto da varie esposizioni toscane. Acquisirà numerosi contratti che gli permetteranno di applicare la sua particolare tecnica frequentando circoli d’arte parigini intrecciando conoscenze che gli permetteranno di farsi strada nel settore grafico. Lavora anche firmandosi con lo pseudonimo Aroum-al Rascid, componendo ottime immagini per le riviste “L’Assiette au Beurre”, “Le Rire”, “Frou – Frou”, consolidando la sua attività di illustratore già abbastanza nota. Si ricorda in particolar modo la sua vene modernista espressa con disegni raffinati dove si coglie chiaramente il suo insegnamento dalle lezioni dei “Maitres Galants” francesi del XVIII sec. Nella sua attività continua a realizzare anche opere pittoriche realizzando interessanti quanti profondi ritratti. Attuerà sperimentazioni anche nella scultura, realizzando una serie nota di maschere che esporrà al “Salon de la Nationale” del 1910. Saprà anche essere intraprendente costumista e scenografo che lo vedrà presente in numerosi teatri parigini e nella collaborazione con importanti riviste di moda. La sua fama gli valse le commesse per “La Scala” di Milano, al “Roxi” di New York, alle “Les Folies-Bergère” e il “Casinò” di Parigi. Allestì anche i costumi per alcune opere di Puccini. Numerosi furono anche i libri da lui illustrati tra i quali si possono menzionare “Werther” di Goethe, “la Nuit vèenitienne” di Alfred de Musset, “Les bijoux indiscrets” di Diderot, “Contes du temps jadis” di Charles Perrault.
PIER LUIGI CALDANZANO Si è formato a Roma e a Parigi. Ha lavorato presso le Officine grafiche Ricordi fra il 1912 e il 1915 disegnando manifesti e copertine di opere musicali. Il suo manifesto più antico noto è quello per le “Cuisinières en tous genres” del 1907, mentre nel 1912 firma quello per le “Lenti Radio Attive”. Nel campo degli affiches si è dedicato soprattutto a soggetti cinematografici come ad esempio la serie di manifesti per “Cabiria” di Pastrone del 1914, realizzati insieme con Metlicovitz, con cui entrò in particolare sintonia. Per l’opera lirica ha firmato un interessante cartellone per “L’amore dei tre re” di Montemezzi (1913). Durante la guerra ha realizzato una serie di vivaci schizzi, si dedicò inoltre senza grande successo al rinnovamento della ceramica sarda. Continuò la sua attività di cartellonista negli anni ’20 ma non sempre con risultati interessanti. A distanza di anni disegnò due cartelloni di gusto caricaturale e dagli arditi tagli compositivi, uno per il “Bitter Pastore” del 1910 e l’altro per il “Cordial Campari. Anche l’unico manifesto realizzato per Mele è di genere caricaturale, ma la caratteristica di Caldenzano è quella di saper utilizzare linguaggi e toni diversi ed in contrapposizione tra loro. La sua abilità fu nel saper miscelare caratteri impositivi come per i manifesti di “Cabiria” fino alla “rattenuta drammaticità” ed alla “funerea musicalità” (R.Curci 1983) del cartellone per “L’amore dei tre re”, oltre poi al tono scanzonato ed alla sottile ironia dei manifesti di Mele e Campari.
LEONETTO CAPPIELLO Considerato un nome da inserire nel gotha della pubblicità italiana. Si trasferì a Parigi nel 1898 distaccandosi dalla città di Livorno quale risposta alla crisi dei “valori della riforma nazionale dei macchiaioli in una sorta di secessione colma di fermenti e di salutari contraddizioni”. (R.Monti 1985). Di questa posizione culturale di Cappiello giovane è testimanianza anche l’adesione del pittore alla Mostra Promotrice di Firenze del 1891, considerato quale momento più clamoroso di “rottura” tra Fattori ed i suoi giovani allievi. Negli anni livornesi, prima della partenza per Parigi, tale “secessionismo” spinse Cappiello, insieme ad altri, nella direzione di una tecnica impressionista vicina alle esperienze di Pissarro dopo il 1880 e che sarebbe diventata la parte tipica del divisionismo toscano. Oltre che pittore, a Livorno Cappiello cominciò ad avere un nome come autore di caricature e parte di queste furono pubblicate nel 1896 in un piccolo volume intitolato “Lanterna Magica”, un’ironica cronaca della Livorno mondana che trascorreva le sue giornate balneari tra ritrovi e passeggiate sul lungomare.
GIOVANNI CARPANETTO Fu uno dei primi cartellonisti italiani ed esordì con il suo primo manifesto nel 1887 promosso dalla Società promotrice delle Belle Arti. Studiò all’Accademia Albertina e fu abile allievo di Andrea Gastaldi e di Enrico Gamba. Ottimo pittore di paesaggi ed anche ritratti, partecipando dal 1884 a mostre sia in Italia che in Germania. Apprese l’arte della litografia presso l’Officina Doyen di Torino dove insegnò anche all’Accademia Albertina.
PLINIO CODOGNATO Fu allievo alla Scuola di Pittura e Scultura Brenzoni e alla Accademia Cignaroli, avendo come maestri Napoleone Nanni e Mosè Bianchi. Intraprese l’attività di grafico e cartellonista per le Fiere di Cavalli e le Fiere dell’Agricoltura che si svolgevano nel veronese dove realizzò anche il manifesto per la prima rappresentazione dell’Aida all’Arena di Verona. Successivamente si trasferì a Milano per proseguire l’attività di grafico a Milano e dal 1918 intraprese numerose collaborazioni con riviste quali “La Lettura” e “L’Illustrazione Italiana”. I suoi soggetti preferiti furono le macchine ed i motori, tanto da avere quale soprannome “Il cantore della velocità in cartellone”. Passò tutta la sua carriera lavorativa a Milano dove intrecciò altre collaborazioni con “La Tradotta” e con altre numerose riviste dell’epoca.
FRANZ LASKOFF (LASKOVSKI)
AUGUSTO MAJANI (NASICA) Trascorse la sua gioventù a Roma dove studiò all’Accademia delle Belle Arti fino al 1895. Nel 1905 si trasferì a Bologna per insegnare all’Accademia fino al 1937. Realizzò numerose mostre come pittore e presenziò ripetutamente alle Biennali di Venezia dal 1901 al 1924. Fu ottimo illustratore di libri e buon caricaturista. Ebbe intensi rapporti culturali con Carducci, Pascoli, Stecchetti, Trilussa, Ojetti e D’Annunzio. Firmò sempre i suoi cartelloni con lo pseudonimo di “Nasica”.
GIAN EMILIO MALERBA Frequentò l’Accademia di Brera come allievo di Giuseppe Mentessi e Cesare Tallone. A Brera fu spinto dal padre che faceva l’antiquario e che apprezzò le sue innate doti artistiche.
ALBERTO MARTINI Figlio d’arte con padre pittore, apprese da lui i principi dell’arte e diventerà inizialmente un buon e diligente copista di pitture antiche. Fu anche un disegnatore con accentuata simpatia per gli artisti inglesi e tedeschi di fine ottocento. Non aderì al manifesto di Breton (1924) e si autodefinì e autodeterminò “spontaneamente surrealista” prima che detto vocabolo prendesse significato. Fu un soggetto sostanzialmente isolato, non annoverabile nella grafica tradizionale pubblicitaria di quegli anni. Realizzò illustrazioni di vena fantastica per la “Secchia Rapita” di Tassoni del 1895, per la “Divina Commedia” di Dante del 1901 – 1920 e nell’illustrazione delle opere di Rimbaud, Shakespeare, Verlaine e Poe.
ACHILLE LUCIANO MAUZAN Rinomato come grafico cartellonista, illustratore, pittore, scultore ed incisore. Nel 1905 acquisisce il diploma nella Scuola di Belle Arti di Lione, e successivamente si trasferisce a Milano per iniziare l’apprendistato delle tecniche incisorie. Studierà i monogrammi per l’incisore Soresina nonché l’alfabeto di iniziali per lo stampatore Allegretti. Si dedicherà alla produzione di manifesti dal 1910 ed in un primo momento realizzerà solo affiches cinematografici. Tale attività gli comporterà spostamenti anche a Roma e a Torino dove agli inizi del 1900 si stanno affermando importanti case cinematografiche quali la Cines Filmsdi Roma, la Savoia Film e l’Italia Film di Torino. Tra il 1912 ed il 1917 opera prevalentemente a Milano dove Tito Ricordi lo invita a lavorare come disegnatore di cartelli. “Il contratto di lavoro non è solo lusinghiero ma è anche accompagnato da un’offerta tecnica interessantissima: materiale nuovo (due macchine Offset rotative fiammanti), attezzature modernissime e personale altamente specializzato …….omissis” (cit.”Q8” Pinerolo 1984). Alla Ricordi conoscerà Metlicovitz, Caldanzano, Terzi, con i quali legherà un profondo sodalizio non solo di lavoro ma anche di vita quotidiana. Da Terzi imparerà i misteri dell’acquaforte e le tecniche di incisione. Sarà esonerato dalla chiamata di leva per la I Guerra Mondiale e sfrutterà tale occasione dedicandosi al disegno di numerosi e svariati soggetti per cartoline postali che, insieme ai cartelli per i prestiti di guerra contribuiranno notevolemente a renderlo famoso e popolare.
ALDO MAZZA Frequenta l’Accademia di Brera iscrivendosi ai corsi di Cesare Tallone e si rivelerà un’artista capace di apprendere ed estremamente versatile. Non a caso suo padre Giuseppe era un famoso ritrattista e suo zio Salvatore era considerato un ottimo animalista e caricaturista.
LEOPOLDO METLICOVITZ Figura carismatica ed emblematica nella produzione di manifesti tanto da essere ritenuto il capostipite della pubblicità italiana è assolutamente da annoverare nel Gotha internazionale dei nomi che hanno coniato il messaggio pubblicitario.Va ricordato come autore poliedrico che esercitò abilmente le arti di pittore, cartellonista, illustratore, e scenografo teatrale. Inizia a lavorare giovanissimo viaggiando per l’Italia, grazie all’attività commerciale del padre Leopoldo, imprenditore benestante nella Trieste di metà Ottocento. L’influenza del padre esercitata sul figlio fu notevole tanto da trasmettergli una sapienza tecnica che costituirà la base fondamentale della sua arte. A Udine impara il mestiere di aiuto litografo e viene notato da Giulio Ricordi, che lo invita a trasferirsi nella sua “scuderia” a Milano, come direttore del reparto tecnico. Metlicovitz affinerà la tecnica litografica sulla base degli esempi di importanti cartellonisti delle Officine Ricordi (Hohenstein, Mataloni e Villa) e il suo ingegno lo indurrà presto verso la sua attività di cartellonista autonomo. Alle Officine Ricordi sarà per molto tempo, il grande maestro di Dudovich, che ancor giovane si recò presso la Ricordi per imparare l’arte grafica applicata. Tra i celebri primi manifesti ricordiamo: “La Sera” (1892) e “Distillerie Italiane” (1898). Gli anni di fine Ottocento sono per Metlicovitz strettamente connessi all’ambiente teatrale milanese: è scenografo e costumista del Teatro alla Scala, cartellonista ed illustratore di libretti d’opera, spartiti, calendari, riviste. A Milano conosce personalmente Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini. Frequenta i locali mondani, viaggia in Inghilterra, in Germania, a Parigi, contemporaneamente si afferma come cartellonista di aziende di rilievo tra cui la napoletana Mele (1898 – 1915) e per importanti esposizioni nazionali tra le quali ricordiamo quella di Milano del 1906 che fu vinta dal suo celeberrimo manifesto celebrativo del “Traforo del Sempione”. Sul fronte dell’attività di illustratore collabora alle riviste “Ars et Labor” (1906 – 1915), “La Lettura” (1906 – 1920), “Almanacco Italiano”; inoltre disegna cartoline illustrate per Ricordi e porta avanti una parallela attività di pittore con dipinti ad olio, acquerelli e studi dal vero spesso riprodotti in serie. Nel 1907 parte per l’Argentina su commessa di Ricordi. Rientrato, soggiornerà a Milano fino al 1908, per poi trasferirsi a Ponte Lambro. Molti dei cartelloni creati in questi anni, anche per il mercato argentino, saranno riprodotti dalle Officine Grafiche Ricordi negli anni venti. L’artista sarà inoltre l’ideatore di due famosi marchi pubblicitari: per “Fernet-Branca” , disegnato attorno al 1899, e per le “Officine Grafiche Ricordi” con i tre cerchi inanellati, risalente al 1912. Eseguì anche felici commesse per la ditta Liebig, per la quale disegnò anche una serie di cartoline, oltre ad altre rinomate aziende quali: Pirelli, Pastore e Moretti. Dal 1915 l’artista si dedica quasi esclusivamente alla pittura eseguendo paesaggi e ritratti, secondo un metodo di lavoro – quello della ripresa dei soggetti in posa dal vero – seguito anche nella realizzazione di manifesti pubblicitari. Dopo quarant’anni di intenso lavoro presso Ricordi, morto Giulio, la collaborazione con le Officine si interruppe bruscamente e incominciò il suo periodo di declino.
MARCELLO NIZZOLI Studiò all’Accademia di Belle Arti di Parma ed intraprese la sua carriera come creatore e disegnatore di stoffe e tessuti. La sua espressione artistica fu anche come pittore, cartellonista, grafico e designer. Trasferitosi a Milano aderì, nel 1914, al gruppo “Nuove Tendenze” dove recepì nuove sollecitazioni e sperimentazioni artistiche. Il suo estro gli permise di realizzare disegni dove la vena astrattista si fonde con lo spirito futurista, il tutto miscelato su una base estrapolata dalla teoria della secessione viennese. Famosi di lui saranno anche le opere di ispirazioni novecentista e di stile “decò”. Agli inizi degli anni trenta si dedicò con abilità alla creazione di cartelloni ed alla grafica pubblicitaria in genere. Sviluppò anche ideazioni e progettazioni architettoniche e di allestimento assumendo nel 1938 la carica di designer dell’Olivetti.
PLINIO NOMELLINI Nella sua città natale intraprese i primi insegnamenti pittorici dimostrandosi ottimo allievo sia del Betti che del Fattori. Acquisì molto dall’ambiente macchiaiolo che però sviluppò passando a temi celebrativi ed allegorici legati al nazionalismo fascista. Si trasferì a Genova per proseguire lo sviluppo artistico tramite la conoscenza che aveva con Pellizza e Morbelli, nei quali trovò la vena soggettivista ed intimista. Notevoli furono i suoi spostamenti anche a Viareggio e Firenze, dove si adoperò come scrittore ed arguto opinionista. Fu amico del Pascoli, D’Annunzio, Puccini, Mascagni, Pizzetti, Eleonora Duse e Isadora Duncan. Tali altolocate conoscenza e la sua spigliata capacità di intrattenere rapporti, lo portarono a partecipare a numerose Biennali veneziani fino a tutti gli anni del 1940. Nella sua poliedricità artistica sviluppò anche soluzioni divisioniste che si possono notare in alcuni suoi manifesti più famosi.
SEVERO POZZATI (SEPO) Studiò a Bologna all’Accademia di Belle Arti e si rivelò abile allievo sia in scultura che in pittura. Fu grande amico di Bacchelli, De Pisis, Govoni, Papini, Soffici e Cardarelli. Nel 1917 debuttò nel settore pubblicitario ingaggiato dall’Agenzia Maga di Bologna con la quale collaborò sino al 1920 anno nel quale si trasferì a Parigi dove incominciò a firmare i suoi lavori col pseudonimo di SEPO.
ENRICO SACCHETTI Di famiglia toscana Enrico Sacchetti nasce a Roma il 28 Febbraio 1877. Il padre Giuseppe era un noto personaggio nei circoli artistici toscani, amico di Telemaco Signorini, Giovanni Fattori e Silvestro Lega, pittore lui stesso di dignità che aveva il culto dell’arte alla quale iniziò prestissimo i figli. Pittore fu infatti il figlio Giotto e la figlia Pia; ma chi darà le più grandi soddisfazioni al “sor Beppe” sarà Enrico con il suo autoritratto agli Uffizi, opere nelle Gallerie di Modena, Venezia, Parigi, Londra, Buenos Ayres ed un nome, nel campo dell’illustrazione e della caricatura, sinonimo di quella eleganza che lo porrà ai primi posti tra i disegnatori europei. Diplomatosi in Fisica Matematica all’Istituto Tecnico, torna a Firenze dove frequenterà lo studio del pittore Gelati e dove, lasciata la casa paterna, farà i suoi anni di fame più nera. Sono gli anni del suo sodalizio con lo scultore Libero Andreotti, alla cui memoria dedicherà un libro nel 1935 “Vita d’Artista” Milano, Treves. Dovette essere la fame che divisero in quel periodo, battesimo e vaccino se a trent’anni di distanza scriverà con ferocia: ……………”che chi non sa come l’onesto appetito si muti in fame vergognosa, chi non sa come sian fredde le lenzuola di certi letti, e con che bocca amara ci si desti tutte le mattine quando per mesi e per anni, tutte le mattine si debbono risolvere sempre gli stessi problemi, sempre gli stessi elementari problemi, farebbe meglio a non giudicare ……….e prima di tutto sento il bisogno di mettere in chiaro che quelli a cui dà noia il mio troppo ostinato ritornello: fame, fame, fame, sono genteche ha sempre mangiato tutti i giorni due volte al giorno regolarmente” (E. Sacchetti “La Bottega della Memoria”, Firenze, Vallecchi).
AUGUSTO SEZZANNE Studiò all’Accademia di Belle Arti di Bologna dove divenne anche insegnante. Fu abile pittore, decoratore, architetto e cartellonista. Collaborò con numerose riviste dell’epoca “Novissima” ed “Emporium” per le quali produsse bellissime tavole decorative. Nel 1893 si trasferì a Venezia dove partecipò con numerosi manifesti anche a varie Biennali dal 1901 al 1932. Sempre a Venezia fu anche docente all’Istituto di Belle Arti. Produrrà numerose strutture architettoniche funerarie sia a Bologna che Venezia ed a Rovereto. PRIMO SINOPICO Il suo vero nome era Raoul Chareun. Trascorse i suoi primi anni nella città natale dove frequentò il convitto Nazionale e successivamente la locale università. Nel 1909 si trasferi’ a padova dove si laureò in ingegneria senza però laurearsi. A Padova collaborò con alcuni giornali satirici locali e dal 1910 inizioò la sua intensa attività di vignettista usando lo pseudonimo di primo sinopico. La sua fama di illustratore e caricaturista crebbe fino alla pubblicazione della raccolta di “ Eterno Femminino “ nel 1914 , raffinata e crudele composizione di vignette ritraenti l’alta borghesia veneta. Durante il primo conflitto si trasferì a Milano dove si dedicò all’illustrazione di libri per ragazzi e iniziò le prime ideazioni di manifesti. Notari Umberto, editore , gli commissionò la realizzazione di cinquantasette manifesti per le industrie italiane che furono realizzati dal 1917 al 1920. Il suo stile è particolarmente personalizzato e i soggetti sono ridotti a immagini essenziali con linee sottili e con colorazione ridotta a due o tre elementi. Partecipò assiduamente alle biennali di Venezia e alle Quadriennali di Roma dove ottenne buoni risultati sempre per quel suo inconfondibile stile essenziale e schematico.
ALEARDO TERZI Ottimo disegnatore sin da ragazzo, si formò nello studio del padre e proseguì l’apprendimento all’Istituto di Belle Arti di Palermo. Soggiornò a Roma, Milano, e Londra, lavorando sempre quale illustratore di libri e riviste tra le cui testate più famose troviamo “ La Lettura”, “ Ars et Labor”, “ Novissima”. Fu anche un buon cartellonista progettando ideazioni che vennero stampate da Chappuis e Ricordi che gli riconobbero l’abilità creativa. Fu anche ottimo pittore aderendo alla seccessione romana tra il 1913 e il 1916. Dal 1925 fino al 1931 diresse l’Istituto del Libro di Urbino .
ALEARDO VILLA Frequentò l’Accademia di Brera di Milano e fu allievo di Giuseppe Bertini e di Bartolomeo Giuliano. Ottimo e raffinato ritrattista, dal 1891 sostenne molte mostre con dipinti tra i quali si ricorda il grande quadro “Consolatrix Afflictorum” privilegiando le immagini femminili. Fu uno degli autori di punta del cartellonismo italiano collaborando con la scuderia Ricordi di Milano per la quale realizzerà alcuni famosi manifesti per i Magazzini Mele di Napoli. Collaborò con numerose altre aziende grafiche ottenendo sempre buoni successi nella creazione di manifesti influenzati dalla grafica francese, soprattutto da quella di Chèret. Fu uno degli autori che fece da collegamento tra l’Otto e il Novecento lasciando un indelebile impronta nel cartellonismo delle affiches murali. Attraversato da conflittualità interne si suicidò il 31.12.1906.
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